sabato 21 novembre 2009

Midterm, o quasi.

Finalmento trovo un po' di tempo per fermarmi, fare un bel respiro, tirare i remi in barca e aggiornare il blog. Me ne sto nell'aula computer del Dipartimento, ho appena finito il mio turno al pub e ho un paio d'ore da buttare prima di andare a teatro a vedere Kellerman

Mumble mumble... dov'ero rimasta? Ah si, Settembre.

A ottobre ho iniziato il dottorato di ricerca all'Universita' di Exeter, e da allora il mio umore oscilla tra il piu' irrefrenable entusiamo (generalmente dopo ogni supervisione) al piu' feroce pessimismo. A momenti cammino a un metro da terra, penso che il mio progetto di ricerca sia ganzissimo, che nessuno in Italia ha ancora analizzato il teatro di narrazione come voglio analizzarlo io e che saro' il nuovo Silvio D'Amico. Poi mi ripiglio dalla sbronza di entusiasmo, la mole di lavoro mi travolge e allora l'umore un po' vacilla.
Tutto sommato non mi posso lamentare, anche la mia relatrice (splendida donna, ricercatrice con i controfiocchi) mi ha detto di darmi una calmata e fare una cosa per volta, non a caso il PhD si fa in tre anni e non in tre settimane.

All'inizio di ottobre il Dipartimento mi ha anche affibbiato 28 studenti del primo anno per il tutorial di Pre-Text and Context of Drama. Ancora mi sembra incredibile che qui si fidino talmente tanto di me da affidarmi 28 dei loro pargoli, ma tant'e'. Ad ogni modo, l'insegnamento e' un esperienza sconvolgente, esaltante, alla fine di ogni tutorial mi sento spremuta come un limone ma felice del lavoro fatto con miei piccoli mostri. E' meraviglioso quando li vedi che ti seguono, che si appassionano all'argomento (non si sono strappati i capelli per la semiotica, ma il discorso su process and performance e sul teatro femminista li ha davvero presi). Ho anche dovuto correggere il loro saggi (un' analisi semiotica di una performance che hanno visto), attivita' che mi ha consumato per due settimane, ma alla fine e' andata bene.

A Natale, me ne torno a Sassari per qualche giorno e mi porto dietro Benjamin (ah si, per chi non lo sapesse, siamo tornati insieme)

A presto!

giovedì 17 settembre 2009

Septembre, en attendant

Avvenimenti, impegni, un po' di pigrizia, vita reale e immaginifica mi hanno tenuto lontano dal blog per un paio di settimane. Poi arriva una notte come questa, una di quelle notti in cui vorrei poter scrivere di innumerevoli cose, una notte in cui vorrei essere capace di parlare tutte le lingue del mondo. Per questo un po' di tempo fa ho sentito l'esigenza del blog, per dare voce a questo volitivo, incostante bisogno di comunicare. La maggior parte delle volte pensieri ed emozioni spintonano, si prendono a gomitate per venire fuori e il mio scritto perde l'immediatezza di cui avrebbe bisogno. Poi arriva la ragione, il pudore (siamo sempre sul web, perdio!) e con il pudore una scellerata autocensura. Così mi ritrovo a scrivere di banalità, a fare un elenco delle mie faccende, mi diverto nel cercare l'aspetto grottesco e ridicolo del mio quotidiano e così ritrovo un po' di pace.
Alcune volte è il puro, narcisistico piacere della scrittura che mi fa picchiare sui tasti, altre volte una solitudine che mi fa la posta tutto il tempo e mi aggredisce non appena mi sento un po' più forte.

In queste poche settimane ho finito la tesi del master, un lavoro dignitoso, credo, portato avanti con una terribile fatica a causa ella mia assoluta mancanza di disciplina. Anche il piacere della scrittura va coltivato, dopo due tesi, una di laurea, l'altra di master, dovrei averlo capito. Buoni propositi per l'autunno: scrivere tutti i giorni, non pubblicare tutti i giorni, state tranquilli, non sarebbe carino vessare i miei quattro lettori.

Mi sono concessa una settimana di vacanza, vacanza vera, riposo assoluto, amici, famiglia, mare. Dio solo sa se ne avessi bisogno. Ora sto meglio, ma ancora una volta mi sono resa conto di quanto mi manchi quel posto che mi ostino a chiamare "casa" nonostante viva altrove da due anni.

Prometto che scriverò qualcosa di più sensato molto presto, c'è tanto da raccontare: una vacanza, un matrimonio sardo e uno inglese, amici sparsi ai quattro angoli d'Europa, un anno all'Imperial e il nuovo lavoro al dipartimento che comincia.

mercoledì 19 agosto 2009

yawn...

Dovrei essere a letto ma, tanto per cambiare, sono sveglia come un grillo. Da qualche tempo a questa parte addormentarmi la sera è un problema. Forse dovrei riprendere con le lezioni di danza e sfinirmi di sbarra, diagonali e adagi ogni santa sera, allora si che dormirei come un bimbo.

Ne approfitto per aggiornare il blog sulle ultime avventure nella perfida Albione.

Due notizie, una positiva, l'altra un po' meno. La tesi è quasi finita. La mia estate anche. Sul fronte tesi mi resta solo da ultimare la conclusione, rifinire, ripulire, controllare la grammatica. Credo di poter chiudere tutto entro la fine della settimana, poi manderò una copia a quel sant'uomo di Kris che si è gentilmente offerto di leggerla e buttare l'occhio del madrelingua sul mio inglese da terza elementare (la verità è che gli ho praticamente estorto il favore con la forza, anzi, con un risotto agli spinaci)

Sul fronte estate per il momento l'invidia, la gelosia, il mostro shakesperiano dagli occhi verdi, mi rode. E si, perché io sono incatenata davanti a un computer a finire la tesi del master mentre i miei amici si godono la meravigliosa estate sarda, il mare, gli spettacoli all'aperto, i festival e poi pubblicano anche le foto su internet. Non c'è giustizia a questo mondo. Scherzi a parte, la verità è che mi mancano molto, gli amici intendo. Sono proprio loro che rendono l'estate in Sardegna un periodo così speciale. Certo, il mare, il cibo, il vino e i festival di musica jazz sono una scenografia di tutto rispetto.

Io nel frattempo mi preparo per la mia vacanza sarda. Solo una settimana, ma abbastanza per ricaricare le pile prima di iniziare il dottorato. Ohmiodio! A ottobre inizio il dottorato! E inizierò a insegnare già dal primo semestre! Scusate, ogni volta che ci penso arriva l'ondata di panico. Già mi vedo con il mio gruppetto di mostri diciottenni (ebbene si, mi hanno affibbiato il primo anno), sai le risate.

Mi sa che la camomilla ha fatto effetto. Provo ad adeguarmi al fuso orario di Greenwich e me ne vado a nanna.

sabato 15 agosto 2009

Questione femminile?

Sabato sera. Resto a casa perché ho un raffreddore in arrivo. Naso chiuso e gola che brucia, sarà influenza suina?
Ad ogni modo. Le mie coinquiline escono, come tutti i sabato sera, e come tutti i sabato sera io non riesco a non essere infastidita dai loro rituali, rituali che qualcuno definirebbe "femminili". Prepararsi per uscire richiede di norma un paio d'ore durante le quali:
1) Si inizia a bere. Si va dai tremendi vini rosati califoriani, ad altrettanto tremendi superacolici in maniera da uscire già un po' allegre.
2) Ci si muove come anime in pena da una camera da letto all'altra per chiedere alla compagna che vestito sta indossando, che scarpe sta indossando, come si sta facendo i capelli, come si trucca. Se non si è in tono ci si cambia e il rituale si allunga, potenzialmente a dismisura.
3)Si ascolta la radio o si sintonizza la tv su MTV. Roba tipo Rihanna o Lady Gaga, James Blunt o Justin Timberlake quando ci si sente sofisticate. Se non è mondezza, non è sabato sera.

Ora dovrei precisare che le mie coinquiline sono delle ragazze molto carine, a volte forse solo un po' scemotte (tipo quando guardano il Grande Fratello o una di quelle terrificanti soap operas britanniche), ma sono, davvero, delle bravissime ragazze. Tuttavia, ad ogni rituale del sabato sera, non riesco a non sentirmi molto a disagio.

Le vedo uscire sfoggiando gonne cortissime e orribili, tacchi vertiginosi di altrettanto dubbio gusto. Meta: dapprima il pub, dove si continuerà a bere, poi la discoteca, dove si berrà ancora di più. Una delle mie coinquiline passa in cucina mentre io mi sto preparando la cena. Mi mostra un'ecchimosi terrificante sulla coscia sinistra. "Cosa ti è successo?" "Non lo so, giovedì notte ho bevuto troppo, non ricordo, credo di essermi chiusa la gamba nella portiera del taxi". Questo per darvi un'idea del genere di serata che le attende. Questa, per loro è "una bella serata".

Sono sarcastica e saccente. Lo so. Ma mi chiedo perché. Perché io non ho nessuna voglia di impiegare due ore della mia giornata a truccarmi e stirarmi i capelli? Perché le loro gonne cortissime e i loro top scollatissimi mi sembrano volgari? Perché in discoteca MI ANNOIO? Eppure sembra che questo sia un normale sabato sera.

Dio mio, l'odore di lacca per capelli sta appestando la casa, altro che protocolli di Kyoto...

Sono davvero un'asociale? Sono davvero una "27 going to 50"? Sono una irrimediabile secchiona? Sono una pallosa all'antica?
Perché preferisco le lunghe cene con chiacchiere e vino alle lunghe notti con gin and tonic e Lady Gaga? Perché non sento la necessità di mostrare cosce e scollature e di bere fino a perdere la dignità? Quando avevo 18 anni ci andavo anche io in discoteca e mi ubriacavo pure, ma ho iniziato a trovarlo noioso molto presto.

Tutto il mio studiare il movimento femminista ha senso? Certo, le mie coinquiline lavorano, votano, sono indipendenti, sono "libere". Ma lo sono davvero? Questo modello di femminilità è autentico o è seguito solo perché sembra quello vincente? O forse sono solo io che non capisco?

martedì 14 luglio 2009

OGGI SCIOPERO!



La mia adesione all'appello di "Diritto alla Rete" contro il Disegno di Legge Alfano che imbavaglia l'informazione in Italia.

giovedì 9 luglio 2009

Summertime

Non che me la stia godendo, questa estate.

Il lavoro per la tesi procede a ritmo lentissimo, fatico davvero a trovare la motivazione per lavorare in questi giorni. Ad ogni modo, in genere riesco a incatenarmi alla sedia e a scrivere le mie belle due paginette ogni sera. Poi se il contenuto delle due paginette ha un senso, questo è un altro paio di maniche.

Sono molto stanca, avrei davvero bisogno di tornare a casa per un po', ma dovrò restare qui finchè la tesi non sarà ultimata.

Nel frattempo cerco un nuovo impiego, se dovessi trovare qualcosa mi tirerebbe su il morale non di poco.

Insomma, arranco, ormai da troppi mesi. Meglio che mi metta a lavorare.

Spero che i prossimi post siano un tantino più positivi.

domenica 5 luglio 2009

A volte ritornano

Cristina torna al sud. Cristina è una delle mie coinquiline, è sarda come me e domani mattina, dopo più di due anni in Inghilterra, torna in Italia. Anzi, torna in Sardegna.
Quella che sta affrontando adesso è un'esperienza molto simile a quella che ha affrontato due anni fa. Anche adesso c'è un biglietto aereo di sola andata. Ancora neppure lei sa se questo sia IL biglietto che era destinato a fare il paio con quello acquistato due anni fa. Anche adesso non sa quanto resterà. Di sicuro fino a ottobre,e poi deciderà se prenotare un altro biglietto di sola andata, e per dove.
Anche adesso, proprio come due anni fa, ha dovuto far entrare la sua vita in due valige. Ha dovuto disfarsi di tutto il superfluo, buttare un po' di roba, regalarne altra, e lasciarne un altro po' per via. Perché viaggiare leggeri è una necessità. Quando decidi di cambiare vita, non puoi portarti appresso quella vecchia, e mentre ti disfi di vecchie carte e di scarpe che non indossi chissà da quanto, ti rendi conto di quanto poco hai bisogno.
I vecchi rancori e le vecchie paure finiscono in un sacco, proprio come quelle magliette che non ti sono mai piaciute moltissimo ma che, chissà perché, hai tenuto per così tanto tempo.
Quando alla fine hai impacchettato tutto e sei pronta con le tue due valigie chiuse, la giacca e gli occhiali da sole, hai una paura folle. Viaggiare senza zavorra può essere terrificante. Significa che nulla può più tenerti al suolo e quando inizi il volo vorresti per un momento riprenderti tutte le cose che ti sei lasciato dietro, l'asciugacapelli, le tazze, i libri, le candele,le scarpe col tacco che metti solo il sabato sera e neppure tutti i sabati perché ti fanno male ai piedi.
Ma questa sensazione dura solo un istante. Poi l'ebbrezza del volo ha la meglio. E mentre galleggi leggero a un metro da terra immaginando nuove avventure, ti rendi conto che poter mettere la propria vita dentro due valige concede un grande privilegio: hai spazio per una vita nuova, per nuovi incontri, nuovi sentieri. Il peso della roba che da anni ti portavi dietro non ti permetteva più di riconoscere la persona che sei, e, soprattutto, con tutta quella zavorra non riuscivi più a comprendere di cosa hai davvero bisogno.
Un anno e mezzo fa un amico che si trasferiva in Australia diede a me e a Ben un po' dei suoi mobili. Salutandoci ci ringraziò per averli presi. Noi ci sentimmo in colpa perché ci sembrava di prenderci una parte della sua esistenza. Lui scosse le spalle e rispose "Naa, it's just stuff!"
E' una bella sfida far entrare la tua vita in due valige, ma se la prendi per il verso giusto, può essere una delle più grandi occasioni che ti possano capitare.

Buon viaggio Cri, goditi l'Isola, ci mancherai...